Il sistema criminale messo in piedi nella caserma Levante
Carabinieri arrestati, una trans: "Il maresciallo Orlando mi diceva: o collabori o ti frego"
"Se non collabori, se non mi dai lavoro, in un modo o nell'altro ti frego e ti rimando in Brasile". Sono le minacce che il comandante della Stazione Levante dei carabinieri di Piacenza, il maresciallo Marco Orlando, avrebbe rivolto a una transessuale in diverse occasioni già un anno e mezzo fa, quando il 'sistema criminale' messo in piedi nella caserma, secondo le accuse della procura, era ancora sconosciuto.
La trans - una brasiliana da tempo a Piacenza che ha chiesto di esser chiamata Francesca - tramite il suo avvocato Elena Concarotti ha presentato ai magistrati una richiesta di essere sentita come persona offesa. "Sono stata minacciata più volte" racconta, sostenendo di esser stata obbligata a fare sesso e di essere stata picchiata una volta all'interno della caserma.
Interrogato Montella, il legale dell'appuntato: "Basta con ricostruzioni alla Scarface"
"Abbiamo dato la massima disponibilità a una collaborazione completa con gli inquirenti. Del resto se un interrogatorio dura tre ore significa che c'è collaborazione". Così l'avvocato Emanuele Solari dopo l'interrogatorio di garanzia del suo assistito, l'appuntato dei carabinieri Giuseppe Montella, al centro dell'indagine, coordinata dal procuratore capo di Piacenza Grazia Pradella con i sostituti Antonio Colonna e Matteo Centini.
Un'inchiesta che coinvolge i carabinieri della stazione Piacenza Levante fin dal 2017, con un giro di arresti illegali, spaccio di droga, pestaggi ed estorsioni sia a fini economici sia per accrescere il proprio prestigio professionale. L'appuntato Montella, dice il Gip nell'ordinanza, era convinto di poter tenere "qualunque tipo di comportamento, vicendo al di sopra della legge e di ogni regola di convivenza civile". L'avvocato Emanuele Solari ha parlato, però, di fatti riportati in modo esagerato e di una forte volontà del suo assistito di dare spiegazioni.
"Non c'è alcuna regia, ci sono fatti che vanno spiegati" ha continuato l'avvocato dell'appuntato Montella che ha poi invitato i giornalisti a essere "cauti e sobri", evitando di descrivere il carabiniere che "è molto provato e affranto", con "racconti alla Scarface. Non fa bene alla famiglia, al figlio che legge del padre sui giornali, e non è un buon servizio alla giustizia e al giornalismo. E' una situazione complessa - ha detto ancora l'avvocato Solari - e c'è la volontà di spiegare". "Si può sbagliare per ingenuità o per vanità" ha concluso il legale.