POLITICA
La relazione annuale al Parlamento
Garante nazionale dei detenuti: sovraffollamento non è fake news
I posti regolamentari disponibili nei 191 istituti di pena italiani sono 46.904 ma vi sono presenti 60.512 persone. Fico: Italia non ottempera a norme internazionali, sovraffolamento pena aggiuntiva
Nell'ultimo anno si contano 2.047 detenuti in più, "con un andamento progressivo crescente e preoccupante", e "questo aumento si riverbera sulle condizioni di vita interna e sul sovraffollamento, che non è una fake news". È quanto rileva la relazione al Parlamento del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Nello stesso periodo il numero di persone finite in carcere è diminuito, sono 887 in meno, quindi l'aumento è dovuto alla minore possibilità di uscita. Secondo gli ultimo dati, aggiornati al 26 marzo i posti regolamentari disponibili nei 191 istituti di penaitaliani sono 46.904 ma vi sono presenti 60.512 persone. Quindi 13.608 detenuti in più, con un sovraffollamento del 129%.
Il garante nazionale invita, quindi, il Parlamento a riflettere sulle cifre. Innanzitutto sottolinea Palma perché "nel luogo di ricostruzione, o a volte di costruzione, del senso di legalità non possono essere fatte vivere situazioni che ledono la legalità stessa". Inoltre, "l'attenzione geometrica alla 'cella' non deve far perdere il principio che la persona detenuta deve vivere la gran parte della giornata al di fuori di essa impegnata in varie attività significative. Il nostro modello di detenzione continua, al contrario, a essere imperniato, culturalmente e sul piano attuativo, sulla permanenza nella 'cella', così vanificando la proiezione verso il dopo e il fuori".
Per tutti diritto a dignità e speranza
Vale per tutti, "ogni persona, nativa o straniera, libera o ristretta, capace o meno di intendere o inqualsiasi altra condizione", il diritto "alla dignità personale e alla propria integrità psicofisica" e a questi "aggiungo il diritto alla speranza", Lo dice Maura Palma, illustrando la relazione annuale al Parlamento del Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. A questo diritto, aggiunge, corrisponde "l'obbligo" di garantire "la maggiore autodeterminazione possibile nei limiti dati dalla sua condizione e nel contesto dei valori e principi che la nostra Costituzione tutela". E la percezione di insicurezza "non può essere semplicemente assunta, da parte di chi ha responsabilità istituzionali, come un dato, fisso, ingiudicabile; non può costituire il criterio informatore di norme né di decisioni amministrative".
Migranti, 4mila persone nei Cpr: solo il 43% rimpatriato
"Delle poco più di quattromila persone transitate nei Centri di permanenza per il rimpatrio nel corso dell'anno, soltanto il 43% è stato effettivamente rimpatriato: un valore questo che è rimasto su scala analoga nel corso degli anni". Lo spiega il Garante dicendo che dai Cpr le persone sono uscite prevalentemente (57% dei casi) per la mancata convalida del trattenimento da parte dell'Autorità giudiziaria, per la scadenza dei termini del trattenimento o perché hanno richiesto protezione internazionale. Per quanto riguarda le donne, nel 2018 sul totale delle 631 che sono transitate nel Cpr di "Ponte Galeria", l'unico femminile, ne sono state rimpatriate solo 83, pari al 13% del totale.
Lo scorso anno, sottolinea il Garante, con il decreto sicurezza, sono stati nuovamente allungati i tempi del trattenimento nei Centri, ma il fatto che i numeri dei rimpatri siano gli stessi nel corso degli anni prova "la mancata correlazione tra durata della privazione della libertà ed effettività della sua finalità".
Riserve su sperimentazione Taser
"Dal punto di vista della utilità dell'introduzione del Taser, solo se il suo impiego farà diminuire il ricorso alle armi da fuoco e al contempo garantirà la sicurezza di tutti gli attori coinvolti, si potrà dire che la sperimentazione avrà avuto esito positivo. Rimangono,infatti, le riserve e le cautele già espresse in passato", sottolinea il Garante.
Negli ultimi mesi, 30 pistole elettriche sono entrate a far parte della dotazione dei reparti di Polizia (14 distribuite in sette città) e Carabinieri (le rimanenti, in sei città) e nel 2018 ci sono stati 31 interventi, 24 dei quali si sono risolti con la sola estrazione del dispositivo. Il Garante nazionale riconosce che "si è fin qui proceduto con scrupolosità e cautela nell'introdurre questa innovazione", ma esprime "preoccupazione" per la possibile estensione della sperimentazione anche alle Polizie locali.
Linguaggio: serve rispetto delle istituzioni
La sofferenza, sia essa la risultante di proprie azioni anche criminose, del proprio desiderio di una vita diversa e altrove, della propria vulnerabilità soggettiva, merita sempre riconoscimento e rispetto. Merita un linguaggio adeguato, soprattutto da parte di chi ha compiti istituzionali. Ben sapendo che il linguaggio è il costruttore di culture diffuse e l'espandersi di un linguaggio aggressivo e a volte di odio, costruisce culture di inimicizia che ledono la connessione sociale e che, una volta affermate è ben difficile poi rimuovere". E' il richiamo del Garante che invita a concentrare la propria attenzione su questo aspetto: "Proprio sul linguaggio - sottolinea Palma - vorrei che concentrassimo tutti noi, da punti diversi di responsabilità, il nostro impegno. Ben sapendo che per il ruolo che ricopriamo il nostro linguaggio ha un valore ancora più pregnante perché da esso traspare la capacità di non perdere la dimensione umana che è al fondo dell'azione di chi ha compiti di regolazione, legislazione, amministrazione, controllo".
Mattarella, Conte, Fico e Bonafede presenti a Montecitorio
C'è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla Camera nella sala della Regina per la presentazione della relazione annuale del Garante dei detenuti. In prima fila anche il premier Giuseppe Conte, il presidente della Camera Roberto Fico, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, la vicepresidente del Senato Paola Taverna e il presidente della Corte Costituzionale Lattanzi.
Fico: Italia non ottempera norme internazionali, sovraffollamento pena aggiuntiva
Il "ruolo di rieducazione sociale affidato alla pena, sancito dalla Costituzione" é stato richiamato dal presidente della Camera Roberto Fico alla presentazione delle relazione annuale del Garante dei detenuti. "Sul divieto di tortura e di trattamenti degradanti", ha detto Fico, "l'Italia purtroppo non ha ottemperato pienamente a obblighi costituzionali e internazionali". "Il sovraffollamento delle carceri diventa una pena aggiuntiva - così Fico -, su questo i miglioramenti sono stati timidi e parziali in questi anni". "Questo dato - sottolinea Fico -impone alle Istituzioni, con urgenza, l'adozione di misureri solutive che restituiscano la dignità alle persone detenute. Misure che contemplino la riduzione della popolazione carceraria attraverso opportuni interventi sul codice penale. Misure che assicurino, anche e soprattutto, che la pena sia uno strumento per agevolare un reinserimento sociale e non una condanna ulteriore alla esclusione e marginalizzazione e quindi alla probabile recidiva.
Migliorare le condizioni di chi sconta una pena in prigione - puntualizza il presidente della Camera - non è un atto di indulgenza verso chi ha commesso reati. Restituire alla società una persona migliore rispetto a quella che ha fatto il suo ingresso in carcere, che abbia piena consapevolezza della sua dignità e dei suoi diritti, è il migliore antidoto per prevenire che essa torni a delinquere".
Per Fico, "dalla Relazione del Garante è che molto resta da fare per migliorare la condizione dei detenuti. Ed il Parlamento è chiamato a fare la sua parte, anche sulla base delle proposte che il Garante formulerà. Molto importanti sono le considerazioni puntuali della Relazione relative alla necessità di migliorare la qualità delle celle e di altri luoghi connessi alla privazione o limitazione della libertà personali, come in particolare i cortili e le sale colloqui", conclude.
Il garante nazionale invita, quindi, il Parlamento a riflettere sulle cifre. Innanzitutto sottolinea Palma perché "nel luogo di ricostruzione, o a volte di costruzione, del senso di legalità non possono essere fatte vivere situazioni che ledono la legalità stessa". Inoltre, "l'attenzione geometrica alla 'cella' non deve far perdere il principio che la persona detenuta deve vivere la gran parte della giornata al di fuori di essa impegnata in varie attività significative. Il nostro modello di detenzione continua, al contrario, a essere imperniato, culturalmente e sul piano attuativo, sulla permanenza nella 'cella', così vanificando la proiezione verso il dopo e il fuori".
Per tutti diritto a dignità e speranza
Vale per tutti, "ogni persona, nativa o straniera, libera o ristretta, capace o meno di intendere o inqualsiasi altra condizione", il diritto "alla dignità personale e alla propria integrità psicofisica" e a questi "aggiungo il diritto alla speranza", Lo dice Maura Palma, illustrando la relazione annuale al Parlamento del Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. A questo diritto, aggiunge, corrisponde "l'obbligo" di garantire "la maggiore autodeterminazione possibile nei limiti dati dalla sua condizione e nel contesto dei valori e principi che la nostra Costituzione tutela". E la percezione di insicurezza "non può essere semplicemente assunta, da parte di chi ha responsabilità istituzionali, come un dato, fisso, ingiudicabile; non può costituire il criterio informatore di norme né di decisioni amministrative".
Migranti, 4mila persone nei Cpr: solo il 43% rimpatriato
"Delle poco più di quattromila persone transitate nei Centri di permanenza per il rimpatrio nel corso dell'anno, soltanto il 43% è stato effettivamente rimpatriato: un valore questo che è rimasto su scala analoga nel corso degli anni". Lo spiega il Garante dicendo che dai Cpr le persone sono uscite prevalentemente (57% dei casi) per la mancata convalida del trattenimento da parte dell'Autorità giudiziaria, per la scadenza dei termini del trattenimento o perché hanno richiesto protezione internazionale. Per quanto riguarda le donne, nel 2018 sul totale delle 631 che sono transitate nel Cpr di "Ponte Galeria", l'unico femminile, ne sono state rimpatriate solo 83, pari al 13% del totale.
Lo scorso anno, sottolinea il Garante, con il decreto sicurezza, sono stati nuovamente allungati i tempi del trattenimento nei Centri, ma il fatto che i numeri dei rimpatri siano gli stessi nel corso degli anni prova "la mancata correlazione tra durata della privazione della libertà ed effettività della sua finalità".
Riserve su sperimentazione Taser
"Dal punto di vista della utilità dell'introduzione del Taser, solo se il suo impiego farà diminuire il ricorso alle armi da fuoco e al contempo garantirà la sicurezza di tutti gli attori coinvolti, si potrà dire che la sperimentazione avrà avuto esito positivo. Rimangono,infatti, le riserve e le cautele già espresse in passato", sottolinea il Garante.
Negli ultimi mesi, 30 pistole elettriche sono entrate a far parte della dotazione dei reparti di Polizia (14 distribuite in sette città) e Carabinieri (le rimanenti, in sei città) e nel 2018 ci sono stati 31 interventi, 24 dei quali si sono risolti con la sola estrazione del dispositivo. Il Garante nazionale riconosce che "si è fin qui proceduto con scrupolosità e cautela nell'introdurre questa innovazione", ma esprime "preoccupazione" per la possibile estensione della sperimentazione anche alle Polizie locali.
Linguaggio: serve rispetto delle istituzioni
La sofferenza, sia essa la risultante di proprie azioni anche criminose, del proprio desiderio di una vita diversa e altrove, della propria vulnerabilità soggettiva, merita sempre riconoscimento e rispetto. Merita un linguaggio adeguato, soprattutto da parte di chi ha compiti istituzionali. Ben sapendo che il linguaggio è il costruttore di culture diffuse e l'espandersi di un linguaggio aggressivo e a volte di odio, costruisce culture di inimicizia che ledono la connessione sociale e che, una volta affermate è ben difficile poi rimuovere". E' il richiamo del Garante che invita a concentrare la propria attenzione su questo aspetto: "Proprio sul linguaggio - sottolinea Palma - vorrei che concentrassimo tutti noi, da punti diversi di responsabilità, il nostro impegno. Ben sapendo che per il ruolo che ricopriamo il nostro linguaggio ha un valore ancora più pregnante perché da esso traspare la capacità di non perdere la dimensione umana che è al fondo dell'azione di chi ha compiti di regolazione, legislazione, amministrazione, controllo".
Mattarella, Conte, Fico e Bonafede presenti a Montecitorio
C'è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla Camera nella sala della Regina per la presentazione della relazione annuale del Garante dei detenuti. In prima fila anche il premier Giuseppe Conte, il presidente della Camera Roberto Fico, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, la vicepresidente del Senato Paola Taverna e il presidente della Corte Costituzionale Lattanzi.
Fico: Italia non ottempera norme internazionali, sovraffollamento pena aggiuntiva
Il "ruolo di rieducazione sociale affidato alla pena, sancito dalla Costituzione" é stato richiamato dal presidente della Camera Roberto Fico alla presentazione delle relazione annuale del Garante dei detenuti. "Sul divieto di tortura e di trattamenti degradanti", ha detto Fico, "l'Italia purtroppo non ha ottemperato pienamente a obblighi costituzionali e internazionali". "Il sovraffollamento delle carceri diventa una pena aggiuntiva - così Fico -, su questo i miglioramenti sono stati timidi e parziali in questi anni". "Questo dato - sottolinea Fico -impone alle Istituzioni, con urgenza, l'adozione di misureri solutive che restituiscano la dignità alle persone detenute. Misure che contemplino la riduzione della popolazione carceraria attraverso opportuni interventi sul codice penale. Misure che assicurino, anche e soprattutto, che la pena sia uno strumento per agevolare un reinserimento sociale e non una condanna ulteriore alla esclusione e marginalizzazione e quindi alla probabile recidiva.
Migliorare le condizioni di chi sconta una pena in prigione - puntualizza il presidente della Camera - non è un atto di indulgenza verso chi ha commesso reati. Restituire alla società una persona migliore rispetto a quella che ha fatto il suo ingresso in carcere, che abbia piena consapevolezza della sua dignità e dei suoi diritti, è il migliore antidoto per prevenire che essa torni a delinquere".
Per Fico, "dalla Relazione del Garante è che molto resta da fare per migliorare la condizione dei detenuti. Ed il Parlamento è chiamato a fare la sua parte, anche sulla base delle proposte che il Garante formulerà. Molto importanti sono le considerazioni puntuali della Relazione relative alla necessità di migliorare la qualità delle celle e di altri luoghi connessi alla privazione o limitazione della libertà personali, come in particolare i cortili e le sale colloqui", conclude.